Diete estive a confronto: vince quella mediterranea, rischi salute da quelle iperproteiche

Vi siete messi a dieta? E quale avete scelto per perdere i chili accumulati anche durante il lockdown? La scelta è molto ampia e arrivano di continuo nuovi regimi (a volte molto fantasiosi) che promettono miracoli. Ma quale sarà quello più efficace e anche più sicura per la nostra salute? Ce lo dice una ricerca realizzata dal Gruppo Giovani della SINU (Società Italiana di Nutrizione Umana), recentemente pubblicata sulla rivista Advances in Nutrition, che ha esaminato le meta-analisi degli studi condotti su un totale di 11 modelli alimentari, confermando la superiorità e le solide basi scientifiche della dieta mediterranea, la migliore per gestire il peso e per prevenire le malattie croniche non trasmissibili, prima di tutto il diabete di tipo 2.

11 diete sotto esame

La ricerca ha analizzato le 11 diete più popolari (low carb, iperproteiche, ipolipidiche, paleolitica, dieta zona, mima-digiuno, vegetariana, nordica, portfolio, DASH e dieta mediterranea) valutando gli effetti sui parametri antropometrici (prima di tutto il peso corporeo) e sui fattori di rischio cardiometabolico. Nel lavoro sono stati considerati tutti gli interventi dietetici per i quali, in letteratura, sia presente almeno una meta-analisi di studi d’intervento condotti su adulti e con un confronto con diete di controllo. I parametri valutati, oltre al peso, sono stati l’indice di massa corporea, i livelli ematici di colesterolo totale, LDL, HDL e trigliceridi, quelli di glucosio, insulina, emoglobina glicata e la pressione arteriosa.

Secondo Monica Dinu, autrice dello studio e ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica, Università degli Studi di Firenze: “La ricerca suggerisce che, a prescindere dal tipo di dieta utilizzato, è la riduzione dell’apporto energetico a tradursi quasi sempre in una perdita di peso. L’effetto sui fattori di rischio cardiometabolico, invece, appare più eterogeneo. L’analisi ha evidenziato possibili effetti collaterali di diete drastiche o squilibrate dal punto di vista nutrizionale. Le diete iperproteiche o la dieta paleolitica, per esempio, non solo non risultano più efficaci rispetto ad altre nel promuovere la perdita di peso nel lungo periodo, ma possono indurre anche effetti indesiderati su alcuni parametri rilevanti, primo tra tutti il profilo lipidico. Per altri modelli alimentari, come la dieta vegetariana o la dieta nordica, le evidenze a supporto sono ancora troppo limitate. Invece la Dieta Mediterranea e la DASH sono risultate le più bilanciate.” 

ECCO, DIETA PER DIETA, PRO E CONTRO DEGLI 11 APPROCCI NUTRIZIONALI ANALIZZATI

Dieta Mediterranea e DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension). Le prove più consistenti di un effetto benefico sulla salute sono state osservate per questi due modelli alimentari. Numerosi studi in letteratura suggeriscono che una maggiore aderenza a queste diete è associata a un minor rischio di eventi cardiovascolari, diabete di tipo 2 e patologie oncologiche. La Dieta Mediterranea è stata l’unica a mostrare effetti benefici significativi su tutti i fattori di rischio cardiometabolico analizzati, senza alcuna evidenza di potenziali effetti negativi. Inoltre, in termini di numerosità dei campioni di popolazione coinvolti, solamente per la Dieta Mediterranea e per le diete “low-carb” sono state identificate meta-analisi riferite a più di 2.500 soggetti.

Per la DASH, pur non essendo stati evidenziati potenziali effetti negativi, sono disponibili meno studi e sono stati analizzati meno parametri.

Dieta a basso indice/carico glicemico: Si tratta di un piano alimentare che si focalizza più sulla qualità che sulla quantità di specifici nutrienti (i carboidrati). Al momento più evidenze epidemiologiche suggeriscono una riduzione del rischio cardiometabolico nei soggetti che privilegiano il consumo di carboidrati complessi, a basso indice glicemico. La valutazione delle meta-analisi disponibili ha evidenziato che questo profilo alimentare si traduce in effetti positivi su tutti i parametri analizzati, con l’eccezione della colesterolemia HDL e della pressione diastolica. Come per le diete “low-carb”, però, questi effetti si sono evidenziati soprattutto nel breve periodo (1-6 mesi).

Digiuno intermittente: Le stesse criticità sono comuni anche alle diete a digiuno intermittente (o restrizione calorica intermittente), oggi molto popolari, per le quali il numero di trial clinici è ancora molto limitato. Nonostante la pubblicazione di 6 meta-analisi sull’argomento, infatti, il numero massimo di soggetti considerati in ciascuna è di poco superiore a 600. Una sola di queste meta-analisi, inoltre, evidenziava una lieve riduzione dei livelli di insulina, mentre nelle altre cinque non era possibile evidenziare alcuna superiorità della restrizione calorica intermittente rispetto alla restrizione calorica continua.

Diete ipolipidiche: Negli studi condotti con diete ipolipidiche, l’assunzione di grassi concessa era inferiore al 30%, come del resto raccomandato dalle linee guida per una sana alimentazione. Alcune meta-analisi riportavano effetti positivi, in particolare sul peso e sull’indice di massa corporea; in altre veniva invece evidenziato un possibile peggioramento del colesterolo HDL e dei trigliceridi.

Questo dato conferma che la qualità dei grassi assunti (adeguando comunque le quantità alle indicazioni delle linee guida) sia la caratteristica da privilegiare in un’alimentazione corretta.

Diete “low-carb”: Valutate, complessivamente, da ben 21 meta-analisi, la loro efficacia sulla perdita di peso si è messa in luce soprattutto nel breve periodo (1-6 mesi) e negli studi che prevedevano una maggiore restrizione dei carboidrati. Oltre i 6 mesi di intervento le differenze rispetto alle diete di controllo si riducevano infatti notevolmente, fino ad annullarsi nella maggior parte dei casi.

Per quanto riguarda gli altri parametri, a fronte di un possibile effetto positivo sul profilo glicemico e sulla pressione, i dati sottolineano in parallelo un possibile effetto negativo sul profilo lipidico. Una dieta a basso contenuto di carboidrati può infatti indurre un minor consumo di verdura, frutta e cereali ricchi di fibra e micronutrienti, a fronte di un aumento del consumo di alimenti di origine animale ricchi di grassi.

Diete iperproteiche: Come per le diete “low-carb”, le ricerche su questi modelli alimentari dimostrano che la perdita di peso rispetto alle diete di controllo è limitata, mentre si evidenzia un possibile effetto negativo sul colesterolo LDL e sul profilo glicemico. Complessivamente la qualità metodologica delle 8 meta-analisi disponibili è stata valutata come “criticamente bassa”.

Dieta paleolitica: In anni recenti la dieta paleolitica ha guadagnato consensi tra il pubblico. Gli studi che riportano possibili effetti benefici di questa dieta sono stati però condotti su pochi soggetti, portatori di condizioni patologiche estremamente diverse, seguiti per tempi brevi.

 Dieta nordica, diete vegetariane, dieta Portfolio: pur in presenza di dati che suggeriscono effetti positivi, sono però necessari ulteriori studi su questi pattern alimentari, perché il numero di soggetti studiati è ancora insufficiente per trarre conclusioni definitive.

 

 

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