Alla ricerca della felicità nonostante il Coronavirus

Oggi si celebra la Giornata internazionale della Felicità e parlarne di questi tempi ci appare un po’ bizzarro. Chiusi in casa nel tentativo si sfuggire al #Coronavirus, come possiamo essere felici? Facciamo un passo indietro e una domanda che potrebbe metterci in crisi: che cosa ci rende felici? E’ la domanda che da tempo si pongono gli esperti di psicologia comportamentale. Sappiamo ormai bene che la felicità è un fattore predittivo di buona salute e longevità. Ma non è qualcosa che ci accade così per caso. Ognuno di noi ha la possibilità di fare dei piccoli cambiamenti nel comportamento e nelle nostre relazioni che possono aiutarci ad avere una vita più felice. 

Ma l’ottimismo e quindi la propensione ad essere felici dipende dai geni? Vari studi hanno dimostrato che l’ottimismo è una questione genetica, ma c’è dell’altro e anche chi è nato in una famiglia di pessimisti può trovare il proprio raggio di sole interiore. Avevo posto la questione tempo fa alla professoressa Chiara Ruini, docente di Psicologia clinica presso l’Università di Bologna e presidente della Società Italiana di Psicologia Positiva. L’esperta mi ha spiegato che c’è una componente genetica nella regolazione del tono affettivo ma poi il resto dipende anche dalle attività che svolgiamo, dallo stile cognitivo che sviluppiamo, dalle persone che frequentiamo. Insomma, ci si può allenare all’ottimismo.

Come? Prendiamo questi giorni che stiamo vivendo carichi di ansie e preoccupazioni. Ecco tutti gli esseri umani hanno la tendenza a rimuginare più sulle esperienze negative che su quelle positive. È un adattamento evolutivo: abbiamo imparato dalle situazioni pericolose o dolorose che incontriamo durante la vita (bullismo, trauma, tradimento) e questo ci aiuta ad evitare le stesse brutte esperienze in futuro e a reagire rapidamente in caso di difficoltà. Ma bisogna saper andare oltre i pensieri negativi: anziché temerli o esserne angosciati, meglio accettarli ed esserne consapevoli per poi passare alla sfida. Per ‘smontare’ i pensieri negativi, la professoressa Ruini consiglia di adottare il dialogo socratico: si tratta di una tecnica terapeutica di matrice cognitiva che aiuta a superare la visione negativa e pessimistica delle cose. In pratica, è un dialogo interiore che sviluppiamo sin da quando siamo piccoli. Interrogarsi e porsi dei dubbi sul modo in cui vediamo le cose serve a prendere coscienza del nostro modo di essere. Diversi studi hanno dimostrato che proprio grazie al metodo socratico si possono ridurre i sintomi della depressione. E poi circondiamoci di persone allegre. Pensare positivo e circondarsi di persone ottimiste aiuta davvero. L’ottimismo, come il pessimismo, può essere contagioso. Quindi è utile cercare di uscire con persone che hanno una visione rosa della vita.

Un’altra tecnica che ci aiuta ad essere più felici è quella della RESPIRAZIONE CONSAPEVOLE. Alcuni studi hanno scoperto, ad esempio, che le pratiche respiratorie possono aiutare a ridurre i sintomi associati ad ansia, insonnia, disturbo da stress post-traumatico, depressione e disturbo da deficit di attenzione.

Ma in cosa consiste? Si tratta di una semplice respirazione diaframmatica. Per prima cosa si inspira con la bocca chiusa, poggiando una mano sulla porzione alta del ventre più o meno sotto lo sterno. Al momento dell’inspirazione spingiamo l’aria fuori dai polmoni in modo naturale e inspiriamo nuovamente cercando di seguire il percorso dell’aria attraverso le narici. A questo punto, bisogna concentrarsi sui polmoni e far scendere l’aria fino alla pancia, in giù, finché non la sentiamo gonfia. Ora, espiriamo molto lentamente, ascoltando il nostro respiro. Mentre inspiriamo contiamo lentamente fino a quattro per controllare la respirazione ed espiriamo contando da uno a otto. 

DI CORSA VERSO LA FELICITA’

Chi si muove, anche per poco tempo, tende ad essere più felice rispetto a chi sta sempre fermo. Uno studio condotto dall’Università di Cambridge e pubblicato su PloS One, ha monitorato il movimento e gli stati d’animo degli utenti di cellulari attraverso una App che chiedeva di rispondere ad alcune domande sul proprio umore e sul tipo di attività che si era appena svolta (camminare, correre, stare seduti o sdraiati, ecc). I ricercatori hanno rilevato che il livello di felicità risultava più alto quando gli utenti si erano mossi negli ultimi 15 minuti prima di rispondere al questionario della App rispetto a quando erano rimasti seduti o sdraiati. Il più delle volte non si trattava di un’attività fisica vera e propria, ma solo di una camminata soft che li lasciava di buon umore. Certo, non sappiamo se è il movimento a renderci felici o se le persone felici si muovono di più, ma sappiamo che una maggiore attività fisica va di pari passo con una salute migliore e quindi più felicità. In questi giorni di reclusione dentro casa, scarichiamo una delle tante app con allenamenti fai da te e muoviamoci, oltretutto eviteremo anche i chili di troppo.

Allenare il ‘muscolo della felicità’

Di felicità e della Giornata mondiale parlo oggi anche su Repubblica.it con un articolo che invita ad allenare la felicità come se fosse un muscolo. Lo suggerisce Sandro Formica, ordinario di Scienza del sé e della Felicità presso la Florida International University di Miami. Formica sostiene che solo così si possono creare quelle radici profonde e durature che fanno gestire al meglio anche situazioni difficili e complesse come quella attuale perché le persone più felici sono quelle più capaci di vivere anche le emozioni negative e di riprendersi più in fretta.  Anche a Sandro Formica ho chiesto come si allena la felicità. MI ha fornito tanti suggerimenti che potete trovare nell’articolo. ve ne anticipo qualcuno. Per esempio, parlare delle emozioni che vengono in superficie più frequentemente in questo momento difficile. Proviamo a creare una ‘listening partnership’ nella quale per 5 minuti si offre la propria totale attenzione a una persona della quale ci si fida completamente, anche a distanza, rimanendo in ascolto, senza giudicare, valutare o reagire in alcun modo. La persona che si apre può dire tutto quello che vuole in qualunque tono e verrà ascoltata con empatia e senza giudizio. Tutto quello che verrà condiviso rimarrà confidenziale”.

Un concorso e il progetto #fortinsieme

Senza muoversi di casa, ci sono comunque delle iniziative prese in occasione della Giornata mondiale della Felicità. All’interno del gruppo Facebook “Scienza del Sé official” , prende il via un contest virtuale a partire dalla domanda “Cosa faccio oggi per coltivare la Felicità?”. L’obiettivo è quello di creare un wall virtuale che possa diventare virale. La foto della persona che avrà ottenuto più like entro il 22 marzo avrà la possibilità di raccontare la sua pratica di felicità in diretta Facebook con Sandro Formica e otterrà un ingresso gratuito a un futuro appuntamento residenziale del corso in “Scienza del Sé”. Inoltre, dal 21 marzo al 3 aprile parte il progetto #fortinsieme – trasformare la crisi in opportunità: 13 operatori e formatori della Scienza del Sé, tra cui Sandro Formica, offrono uno sportello di ascolto con mini-sessione di coaching gratuite da 30 minuti con prenotazione.

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